en-Checco Zalone in Tolo Tolo: Geniale, coraggioso e Deludente? Supera Joker  

11/01/2020


"Tutti abbiamo un po' di fascismo dentro di noi, che per il caldo, o per lo stress, può venire fuori in qualsiasi momento. Come la candida"

A distanza di 8 Giorni dall'uscita del Film Tolo Tolo la cosa che mi rattrista di più sono i commenti negativi e le persone che alla fine del Film dicono: " Beh un film niente di che, non lascia il segno né un significato importante e sopratutto non fa ridere"


Se non lo avete ancora fatto, correte a vederlo. È strepitoso! 

Vi voglio racontare il mio punto di vista e ciò che Checco realmente vuole trasmetterci.

Uno dei film più geniali e memorabili della storia di Checco Zalone che ha sapute mettere in chiave ironica un argomento davvero complicato come quello dell'Immigrazione. 

Il personaggio è sempre uguale,  con i suoi 'principi', solo che è calato in una realtà ben diversa rispetto ai precedenti film. È un film che obbliga a confrontarsi con una realtà di cui se ne parla tanto senza però conoscerne le origini e i drammi, di fronte ai quali il personaggio Checco Zalone prende coscienza. 

Oltre ad avere regia, ritmo, scenografia questo film è un capolavoro per tre motivi. Primo: Checco fa l'equilibrista tra il politicamente scorretto e la comicità pura in modo assolutamente irripetibile. Secondo: prende in giro sia le posizioni razziste che quelle più radical chic senza mai andare da una parte o dall'altra neanche per un secondo, rafforzando solo la sua identità, la stessa che nel primo film divideva "i bambini figli dei drogati da una parte, i figli dei ladri dall'altra". E poi c'è un terzo motivo (spoiler): il climax del film è tale che alla scena finale (un vero e proprio cartone animato in pieno stile zecchino d'oro) si ride fino alle lacrime. 

La cicogna strabica ...perché -appunto- il luogo in cui si nasce è CASUALE e lui lo dice ai bambini e a noi in una mongolfiera che ricorda sia Giulio Verne con il giro del mondo in 80 giorni, che Mary Poppins ,la tata che risolve tutti i problemi dei  genitori un po' "assenti" o troppo distratti.

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Prima volta nella storia del cinema mondiale che si sorride, si rifletta e ci si commuova contemporanemente con un film che tratti questo argomento, dove sono certo i più, vedranno i titoli di coda pensando che questo sia un prodotto di destra, tutt'altro!
Prodotto apolitico, semplicemente di coscienza che deve fa pensare a quanto questa società sia povera di senno e di quando l'apparenza e la superficialità contamini la gente affogata oramai da una politica decaduta e deceduta sotto i colpi della povertà intellettuale e morale di politicanti che non si capacitano ancora, guardandosi allo specchio, di come mai possano mai essere arrivati a livelli decisionali.

Ultimo tassello mancante il Paragone di Checco Zalone alla Vita è Bella di Benigni fatto sul fatto quotidiano che condivido pienamente e vi riporto il testo scritto sotto:


"La prima cosa che mi è venuta in mente vedendo il film è un paragone che magari qualcuno troverà blasfemo. Una ventina di anni fa un altro film comico, La vita è bella, prima di diventare giustamente un indiscusso bene culturale, scatenò un putiferio grazie ad alcuni intellettuali che si chiedevano se fosse lecito ridere a proposito della più grande tragedia della storia umana, la Shoah. Ora possiamo chiederci se è lecito ridere a proposito della più grande tragedia contemporanea, l'emigrazione di milioni di persone dall'Africa verso l'Europa. La risposta ovviamente è sì, ovviamente se la comicità è ben fatta. Ben fatta non vuol dire corretta, nel senso del banale politicamente corretto. Per capirci, Roberto Benigni usava il paradosso nella forma più gentile e preziosa raggiungendo il sublime quando faceva trasformare in un gioco a premi per il piccolo Giosué le durezze del campo di sterminio.

Zalone lo usa nel modo più pesante e provocatorio che si possa immaginare, quando fa cantare al coro dei migranti un inno alla liberazione che recita "la gnocca salva l'Africa", quando trasforma il naufragio in una specie di balletto acquatico, quando fa sognare al suo eroe un'Italia completamente africanizzata, in una sequenza onirica di grande fascino visivo (ma 'sto Luca Medici ci sa fare anche con le immagini, forse è nato un regista)."



Chi non ha apprezzato il film forse si prende troppo sul serio ed è incapace di ridere di se stesso.